COMUNE DI ALES

LA GENEALOGIA, LA TOPONOMASTICA 

E  LE TRADIZIONI POPOLARI ALERESI

INDICE


 

Introduzione

Archeologia 

Paesaggio urbano

Storia e fantasia

Cicli agrari

Tradizioni religiose

Cucina

Riti scaramantici

Scheda d'identità

Credenze

Calendario Sardo

Genealogie

Toponomastica

Contus 

Mestieri

Leggende

Modi di dire

Il costume locale

Panorama di Ales del 1934

Attività Amministrazione


Ales

Delibere Giunta

Delibere Consiglio

Provvedimenti

Bandi pubblici

Incarichi professionali

Composizione Consiglio

Composizione Giunta

Organigramma Uffici

Programma Amministrazione

Informazione ai cittadini

Albo pretorio

Foto storiche

PRESENTAZIONE DEL LAVORO

ALES - Sondaggio preliminare sulla cultura locale

 

Il progetto "Ricerca sul campo sulla cultura locale" proposto dal Comune di Ales è stato ideato con lo scopo  di realizzare un’indagine sul campo su vari aspetti della cultura locale quali: tradizioni religiose e civili, ciclo agrario, mestieri tradizionali, gastronomia, usanze e riti scaramantici, narrativa, poesia e musica popolare, abbigliamento tradizionale, urbanistica, archeologia e lingua. Con la presente relazione si intendono presentare le incongruenze emerse, le modalità di lavoro e i risultati ottenuti durante la fase di attuazione del progetto.

 

Incongruenze emerse

 

Le fasi di attuazione del progetto da svilupparsi sotto la supervisione del Direttore scientifico, hanno messo in luce una serie di difficoltà in parte evidenziate nella relazione del piano esecutivo.

I momenti più critici possono essere individuati nei seguenti punti:

- stesura piano esecutivo;

- formazione rilevatore;

- rilevamento;

- sistemazione dati.

Le difficoltà presentatesi sono prevalentemente legate ad una disposizione di tempo assai limitata rispetto agli obiettivi e alla situazione di partenza del progetto. Dalla stesura del piano di lavoro alla sistemazione dati è trascorso solamente un mese.

Sin dalla elaborazione del piano esecutivo si è evidenziato come il fattore "tempo" potesse compromettere il raggiungimento delle finalità del progetto. Pertanto, considerate le condizioni nelle quali si sarebbe operato, e tenendo presente che l'inchiesta demologica non è un rilevamento approssimativo, casuale e non specializzato, "ma una ricerca specialistica e programmata: ciioè una indagine in loco fatta da una o più persone con una buona preparazione di base, su un oggetto già determinato, in ossequio ad una metodologia non improvvisata e con l'ausilio di tecniche particolari", è stato precisato che non si sarebbe realizzata un’inchiesta sul campo ma un sondaggio preliminare indispensabile per un'eventuale seconda fase di ricerca.

Nell'attuazione del sondaggio non è stato possibile affrontare e sviluppare aspetti di fondamentale importanza nella realizzazione di un'indagine sul campo, quali:

  1. lo studio dell’oggetto;

  2. lo studio dell’area;

  3. l’idoneo campionamento informatori;

  4. la competenza, l’esperienza e le tecniche di lavoro da parte dei rilevatori;

  5. i momenti di verifica e di monitoraggio sull'andamento della ricerca.

 

  1. Lo studio dell’oggetto

  2. In un lavoro di indagine la fase relativa alla conoscenza dell'argomento della ricerca comporta la lettura di testi dedicati ai temi dell'inchiesta. In questo caso è bene evidenziare che, nonostante il Direttore di ricerca abbia consigliato una bibliografia di riferimento, i rilevatori hanno svolto le interviste, su argomenti di cui avevano poche conoscenze, senza uno studio preliminare dell’argomento assegnato. Unico strumento a disposizione dei rilevatori è stato il questionario che in alcuni casi però può risultare inutile, se non anche dannoso, quando non si conosce l’argomento che si sta affrontando. Il questionario è semplicemente uno strumento per pilotare guidare una conversazione. Questa deficienza ha fatto si che molti dei rilevatori non hanno ottenuto le informazioni, o non sono stati in grado di condurre le interviste, perché incapaci di sollecitare la memoria degli informatori e di valorizzare le conoscenze e le competenze di questi.

    È da attribuire quindi al mancato studio dell'oggetto, il fatto che alcuni gruppi di rilevatori abbiano raccolto poche informazioni e talvolta imprecise da dover essere lette come dati generici.

     

  3. Lo studio dell’area

  4. Lo studio della località nella quale si svolge l'indagine è di basilare importanza per impostare un buon lavoro di inchiesta e per poter contestualizzare i dati reperiti. In questo caso la mancanza di studio dell’area ha portato alcuni rilevatori a non contestualizzare il loro oggetto di studio, mentre altri si sono fatti condizionare da alcuni "luoghi comuni" dell'area alerese (per esempio "l'abito tradizionale non è mai esistito"; "la vita di Ales è stata condizionata dalla forte presenza di ecclesiastici che ha limitato la diffusione di una cultura subalterna").

     

  5. Idoneo campionamento informatori

  6. Punto cruciale dell'indagine è lo studio dei criteri relativi alla individuazione degli informatori. La scelta di questi è fortemente legata prima di tutto all'argomento di ricerca, al numero di abitanti della località, al periodo temporale in cui si colloca l’oggetto di ricerca. Nonostante nel momento della formazione questo concetto sia stato più volte ribadito, indicandolo sia nel piano esecutivo e sia nel piano di lavoro consegnato a ciascun gruppo di rilevatori, non è stato messo in atto. Perciò non si dispone di una quantità e qualità di dati comparabili tra di loro.

     

  7. Acquisizione di esperienza e tecnica da parte dei rilevatori

  8. L'equipaggiamento tecnico e il buon uso di attrezzature, quali registratore e macchina fotografica, permettono di poter raccogliere del materiale che va a costituire il nucleo centrale di un indagine e di un futuro archivio di fonti orali. In questo caso l’inesperienza dei rilevatori ha talvolta portato a riscontrare alcune difficoltà - anche queste preannunciate nella fase di formazione - quali la mancanza di attrezzatura (per esempio il registratore portatile) e il cattivo utilizzo di questa quando se ne disponeva. Di conseguenza molte interviste non sono state riportate su supporto magnetico o informatico e per alcune nelle quali è stato usato un registratore, le registrazioni sono risultate incomprensibili.

    La maggior parte dei rilevatori hanno recuperato i dati memorizzandoli oppure scrivendoli nel momento dell’intervista. Questo metodo risulta poco idoneo, soprattutto quando non si ha esperienza, perché può accadere che parte delle informazioni sfuggano all’attenzione del ricercatore.

    Il non avere a disposizione le registrazioni di tutte le interviste svolte fa sì che ogni incongruenza presente nei dati non possa essere chiarita o verificata, perciò, anche per questo motivo, tutte le informazioni recuperate vanno considerate con molta cautela.

     

  9. Mancanza di momenti di verifica e di monitoraggio dell'andamento della ricerca

Questi momenti costituiscono una delle fasi più delicate di un’indagine in quanto il ricercatore, dopo la prima raccolta dei dati, passa ad una severa analisi di questi per poter essere verificati e completati fino al raggiungimento dello scopo della ricerca. L’assenza di questi momenti non ha permesso a ciascun rilevatore di prendere visione in maniera coscienziosa delle difficoltà affrontate e dell’incompletezza delle informazioni.

 

Alla luce degli aspetti evidenziati il Direttore scientifico ritiene che il materiale recuperato non abbia - in questa fase - alcuna divulgazione, ma sia considerato come un buon punto di partenza per l’avvio di una ricerca sul campo sulla cultura alarese, da svilupparsi con tutte le condizioni necessarie per la sua realizzazione.

 

L’esperienza fatta è comunque da vedersi sotto un punto di vista positivo per le seguenti ragioni:

  1. l’entusiasmo, la sensibilità, la motivazione, l’intraprendenza, l’impegno e la serietà con cui i rilevatori si sono applicati;

  2. la raccolta di un corposo materiale fotografico di notevole importanza, duplicato in digitale;

  3. la raccolta e la schedatura di documenti cartacei;

  4. per alcune tematiche una significante collezione di dati;

  5. l’individuazione di alcuni rilevatori con buone capacità e preparazione per svolgere questo tipo di ricerca.

 

I punti del progetto proposto dal Comune, relativi all’archeologia e alla scheda linguistica, necessitano di alcune considerazioni.

L’archeologia non può essere contemplata nell’insieme delle scienze demoetnoantropologiche, perciò meriterebbe un’impostazione e una preparazione di ricerca consona a questo tipo di disciplina.

Per questo motivo si è preferito fare solamente un lavoro di schedatura di fonti bibliografiche e di censimento di siti archeologici compreso di schedatura e fotografie, ma sempre per ragioni di tempo si è svolto solamente la ricerca bibliografica.

 

Un’altra tematica, prevista nel progetto, che non è stato possibile sviluppare è quella relativa all’urbanistica. Per le stesse ragioni riportate più sopra, si è proceduto solamente con un lavoro di raccolta di materiale fotografico, con la catalogazione di elaborazioni cartografiche e di fonti bibliografiche.

 

Per quanto riguarda la scheda linguistica si fa presente che le mancate registrazioni audio di cui si è scritto al punto 4 (Acquisizione di esperienza e tecnica da parte dei rilevatori) e le condizioni sopra esposte nelle quali si è svolta la ricerca, non né permettono una stesura.

Per completare le considerazioni sulla lingua si deve fare presente che tutte le trascrizioni riportate nelle schede tematiche non sono state riportate con una grafia fonetica omologata, infatti ogni rilevatore ha steso la propria relazione trascrivendo i termini in sardo secondo propri criteri, pertanto si è preferito lasciare il documento così come è stato presentato perché non si dispone di elementi per poter eseguire delle revisioni di carattere linguistico.

 

Per concludere queste considerazioni sul lavoro svolto, si ribadisce come il fattore "tempo", anche secondo il parere dei rilevatori, abbia reso impossibile esaudire le aspettative previste nel progetto "L.R. 26/97. Ricerca sul campo sulla cultura locale" del Comune di Ales.

Si ritiene però che sia stata costruita una buona base per continuare il sondaggio preliminare che permetterà poi la realizzazione di una ricerca sul campo di così vasto raggio.

Se si vuole proseguire o comunque attuare la ricerca così come è stata prevista nel progetto, oltre alla figura dell’antropologo si dovrebbero contemplare la presenza di altre figure professionali quali:

un archeologo per il settore relativo all’archeologia;

un linguista per lo studio della lingua.

Se si crede veramente di dover raggiungere tutti gli scopi considerati nel progetto è necessaria anche la presenza di un altro professionista quale quella di un’economista che potrebbe fornire indicazioni per aprire delle vie di sviluppo economico (suggerite dagli esiti della ricerca) per la comunità di Ales.

 

Modalità di lavoro

 

La realizzazione del progetto ha preso avvio con un primo momento di formazione rivolto ai rilevatori. Questo primo incontro è stato dedicato prevalentemente all’introduzione dei concetti base dell’antropologia, quali: concetto di cultura; fatto popolarmente connotato; trasmissione culturale; identità culturale; analisi della metodologia della ricerca sul campo.

Ad ogni rilevatore è stata consegnata:

  • una bibliografia relativa alla metodologia di ricerca sul campo, alle tematiche da affrontare;

  • una scheda rilevatore con la quale, tra le altre cose, si chiedeva il livello di competenza del sardo, quale tipo di ricerca si preferiva condurre (di spoglio o di rilevamento), quale tematica si preferiva affrontare e di scegliere il patner di lavoro.

Seguendo le indicazione presenti nelle schede rilevatore il direttore di ricerca ha costituito i gruppi di lavoro (come previsto nel piano esecutivo) assegnando a ciascuno un piano di lavoro che è stato spiegato e discusso nel secondo incontro di formazione.

Chiusa questa fase di formazione preliminare si è passati ad un primo momento di lavoro di inchiesta, che ha avuto la durata di una settimana. In quest’arco di tempo i rilevatori hanno avuto modo di svolgere le prime interviste e di prendere atto delle difficoltà legate ad una attività di ricerca antropologica.

L'esperienza maturata e le problematiche emerse in questa settimana hanno costituito l'oggetto del successivo incontro di formazione con il direttore della ricerca.

In questa occasione i rilevatori hanno "rendicontato" il loro operato, dalla quale sono emersi i lati negativi (mancato utilizzo di registratore, difficoltà a proporre il questionario e a recuperare il numero di informatori richiesto) e positivi (ottimo rapporto con gli informatori).

Per quanto riguarda la scelta degli informatori, ogni gruppo, nel piano di lavoro consegnatoli, aveva delle indicazioni precise che non sono state rispettate sempre per mancanza di tempo e sempre per questo motivo è stata in parte sacrificata l’inchiesta riguardante la frazione di Zeppara.

Successivamente a questo incontro i rilevatori sono ritornati sul campo per un'altra settimana.

Nell'ultima fase di formazione i rilevatori hanno consegnato e discusso il materiale con il direttore di ricerca.

Per ciò che concerne le modalità di lavoro si può concludere che rispetto al piano esecutivo (nel quale si era già preannunciato che non sarebbe stato possibile realizzare un’inchiesta ma un sondaggio preliminare) si sono ottenuti esiti positivi da valutarsi in prospettiva della realizzazione della ricerca sul campo.

 


 

SCHEDA D’IDENTITA’ DELLA LOCALITA’

 

Denominazione attuale: ALES

Denominazione precedente (indicare l’anno del cambiamento di denominazione): ALA' o ALA

Denominazione dialettale e nome dialettale degli abitanti: ABASA / ABARESUSU

Provincia: ORISTANO

Territorio comunale, ettari: 2252

Altimetria media: 194

Comuni confinanti: PAU, MORGONGIORI, CURCURIS, S. GIUSTA, ZEPPARA.

Regione geografica di appartenenza: ALTA MARMILLA

Caratteristiche geografiche: 80 % MORFOLOGIA COLLINARE, 20 % MONTUOSA

Popolazione residente:

ANNO
ABITANTI
1688
914
1781
1369
1821
969
1824
1267
1838
957
1844
1387
1848
1414
1871
1537
1911
1607
1931
1829
1951
2305
1961
2152
1971
1844
1981
1807
1991
1691

 

 

RELIGIONE

Il primo documento finora conosciuto che ci parli dell'esistenza di Ales quale sede vescovile è un atto firmato dal vescovo Comita Pais nel 1182, ma di fatto la "parrocchia", come tale, ha cominciato ad esistere solo dal 1833 con l'istituzione del canonicato parrocchiale. Vi è un solo nucleo familiare in rappresentanza dei Testimoni di Geova. Le chiese presenti nel territorio comunale di Ales sono n°4: la Cattedrale intitolata ai SS Pietro e Paolo ; la chiesa intitolata a San Sebastiano, la cappella del Rosario, la chiesa in onore della Vergine di Monserrato. I santi patroni sono i SS. Pietro e Paolo. I principali festeggiamenti religiosi si tengono: il 20 di gennaio in onore di S. Sebastiano ; giugno per il CORPUS DOMINI ; il 29 del medesimo mese in onore dei Santi patroni ; l’8 settembre per la Vergine di Monserrato.

Pianta dell’abitato e descrizione del paese (disposizione dell’abitato, vie, piazze, rioni) e del tipo prevalente e caratterizzante di abitazione: Il tessuto urbano si è sviluppato dall'unione di due agglomerati distinti, uno individuato attorno alla chiesa di Santa Maria e uno attorno alla chiesa cattedrale. I due nuclei sono uniti dalla Via Umberto I°, ora Corso Cattedrale. L'espansione dell'abitato sta avvenendo negli ultimi decenni a valle della chiesa Cattedrale e ad est del nucleo storico centrale. Le direttrici principali che caratterizzano il paese di Ales sono: Via Regina Margherita, Corso Cattedrale, Via Roma, Via Amsicora.

Situazione sanitaria: a) condotta medica : si ha notizia della nomina di un medico o di un chirurgo quale commissario per la vaccinazione antivaiolosa nell’anno 1828. Nel 1848 sono istituite le giunte provinciali delle condotte medico-chirurgiche composte da: un superiore ecclesiastico locale, dall’intendente di provincia, da un nobile o un proprietario nominato dal viceré da un medico o chirurgo nominato anch’esso dal viceré.

Servizi pubblici (acquedotto dal 1910 ; altri sistemi di approvvigionamento idrico; pozzi, cisterne nelle case, fontanelle pubbliche : ne troviamo : una nella p.zza S. Maria , una nella p.zza intitolata ad Antonio Gramsci ; una nella via Mons. Pilo ed una nella p.zza Cattedrale. Abbeveratoi, lavatoi; fognatura dal 1927; elettricità dal 1928);

Cimitero: n°1 in località "Pubada"

Negozi : sono attivi complessivamente 33 negozi di cui : 4 macellerie , 4 alimentari, 1 riv. di elettrodomestici, 2 sviluppo e stampa foto, 2 ottici, 1 frutta e verdura, 1 autorivendita, 1 enoteca, 1 agenzia viaggi, 1 rivenditore di marmi e materiali lapidei, 1 riv. di computer, 1 riv. di legna, 1 fioraio, 1 riv. piante ornamentali, 1 pizzeria al taglio, 1 tabacchi, 1 abbigliamento, 1 riv. di autoricambi,1 gioielleria, 1 articoli da regalo, 2 neg. di minuteria, 1 materiali edile, 2 rivendite di dolci e pasticceria. Sul territorio operano inoltre : 5 officine meccaniche, 1 fabbro, 1 vetraio, 1 mobilificio, 2 falegnamerie, 1 corniceria, 1 lavasecco, 1 sarto, 3 barberie, 2 parruccherie, 1 estetista, 1 pasticceria, 1 laboratorio di dolci tipici e torroni, 1 autoscuola, 2 agenzie di assicurazioni, 1 tipografia.

Bar, bettole, luoghi di ritrovo pubblici o privati, cinema: 4 bar, 1 circolo A.N.S.P.I., 1 oratorio parrocchiale, 1 centro diurno polivalente.

Luoghi di ritrovo all’aperto (piazze, giardini, vicinato): P.zza S. Sebastiano, p.zza Cattedrale, p.zza Gramsci, p.zzale antistante il municipio.

Edicole, librerie (fornire dati sulle vendite e quindi sul tipo di letture): 1 edicola.

 

 

 

SCHEDA LIBERAMENTE TRATTA DA ENRICA DELITALA, "Come fare ricerca sul campo. Esempi di inchiesta sulla cultura subalterna in Sardegna", Edes, Sassari, 1992, pp.21-22.