COMUNE DI ALES

LA GENEALOGIA, LA TOPONOMASTICA 

E  Le tradizioni popolari aleresi

INDICE


Introduzione

Archeologia 

Paesaggio urbano

Storia e fantasia

Cicli agrari

Tradizioni religiose

Cucina

Riti scaramantici

Scheda d'identità

Credenze

Calendario Sardo

Genealogie

Toponomastica

Contus 

Mestieri

 

La stazione ferroviaria di Ales

Attività Amministrazione


Leggende

Modi di dire

Il costume locale

foto storiche

Delibere Giunta

Delibere Consiglio

Provvedimenti

Bandi pubblici

Incarichi professionali

Composizione Consiglio

Composizione Giunta

Organigramma Uffici

Programma Amministrazione

Proposte cittadini

Conclusioni

IL PAESAGGIO URBANO

E’ lecito supporre che già in periodo bizantino (VI° IX° secolo) sul territorio di Ales e Zeppara fossero presenti tre agglomerati urbani: Ales, Barumele e Cepara o Separa, forse nati come luoghi di aggregazione dei piccoli abitati sorti in epoca romana.

Non è possibile dalle fonti storiografiche, né dalle testimonianze archeologiche fin ora note, stabilire se la Villa di Barumele fosse sorta prima o dopo la Villa di Ales, né tanto meno è possibile stabilire l’origine bizantina della villa di Cepara, di certo costituitasi in prossimità del vicus romano di Pralaxia e quindi con continuità di insediamento di chiara origine romana, tanto da ipotizzare un’origine dell’attuale frazione, intesa come agglomerato urbano, più antica del villaggio capoluogo amministrativo.

Le prime notizie, storicamente documentate, sull’esistenza dell’abitato di Ales risalgono al 1181, periodo nel quale la sede episcopale di Usellus, in seguito all’annesima razzia perpetuata dai barbaricini in codesto luogo, venne trasferita ad Ales, villaggio più sicuro, attestata la vicinanza col presidio militare di origine bizantina di Barumele.

Le notizie storiografiche che riguardano il villaggio di Zeppara risalgono invece al 1341, quando la locale parrocchia versava la sua quota di decime ecclesiastiche alla Chiesa di Roma.

Lo sviluppo del villaggio di Ales avenne principalmente attorno alla Chiesa di Santa Maria che diventò Cattedrale della Diocesi con la modifica delle sede episcopale, anche se da uno studio dei toponimi antichi e quindi memori di tradizioni vocali anteriori anche di 1000 anni (per analogie con altri esempi nel territorio regionale), (Is Ruinas), all’interno del tessuto urbano, è possibile risalire ad un altro agglomerato urbano, di piccole dimensioni, situato all’inizio dell’attuale Via Roma, alle pendici della collina di San Pietro.

E’ possibile che la spinta unificatrice di questi due aggregati abbia contribuito alla formazione dell’attuale tessuto urbano, lungo la direttrice NO – SE, nella considerazione che gli edifici alle pendici della collina di San Pietro non ebbero lo stesso sviluppo di quelli attorno alla chiesa di Santa Maria.

L’ipotesi è che l’edificio di cui sopra non avesse caratteristiche di civile abitazione ma probabilmente di tipo religiose.

Per comprendere meglio le analisi fatte si allega a questa relazione un elaborato grafico di riferimento, che evidenzia le considerazioni che successivamente andremo a fare.

Gli edifici dovevano essere di certo censiti nel 1909 come rurali, distanti almeno una decina di metri dalle aste fluviali suddette, onde evitare fenomeni di allagamento o perlomeno di umidità; esposti a sud-est, memori della cultura costruttiva romana e bizantina.

Da un’analisi degli edifici presenti nel tessuto urbano al 1909, secondo le carte catastali forniteci all’archivio di Stato di Oristano, sono facilmente individuabili gli edifici che costituivano l’aggregato urbano nel X°-XII° secolo, almeno per quella parte di villaggio costituitasi attorno alla chiesa di Santa Maria.

Lo spazio costruito era limitato a Nord Ovest dalla chiesa di Santa Maria e da due aste fluviali (ancora rappresentate catastalmente nel 1909): Rio Canali (lato ovest chiesa di Santa Maria – V. Marconi – V. Amsicora) e Rio su Ritzolu (V. Brigata Sassari – V. Dessì – V. Amsicora), anche se è probabile che una parte del nucleo originario fosse costituito da una linea di edifici rurali edificati sul lato sinistro della Chiesa di Santa Maria, oltre il limite del Rio Canali, nella sua parte alta.

Questo primo nucleo abitativo, composto da una cinquantina di abitazioni, in una posizione dominante rispetto alla vallata sottostante, non subì significative variazioni almeno sino al XII° - XIII° secolo, quando probabilmente il nucleo urbano si ingrandi incorporando una ventina di abitazioni site sul lato sinistro del Rio Canali (tavola grafica allegata).

Questi centri, già all’inizio del XIV secolo, risultavano tra quelli che versavano le Decime ecclesiastiche alla chiesa di Roma; mentre sul finire del trecento (1388), erano tra i firmatari del trattato di pace tra il Regno d’Arborea e la Corona d’Aragona.

In quel periodo gli abitati di Ales, Zeppara e Barumeli risultavano essere inquadrati nella Curatoria di Parte Montis, avente come capoluogo Gonnostramatza.

Con la soppressione del Regno d’Arborea, trasformato in Marchesato nel 1410, questi abitati vennero compresi nell’Incontrada di Parte Usellus divenendo, Ales, Capocuratoria nell’ambito della Contea di Quirra, feudo dei Carroz.

Nel 1503, a seguito della riduzione del numero delle Diocesi Sarde, quelle di Usellus e Terralba vengono unificate, con Decreto del Papa Giulio II, con sede ad Ales.

Trasformata la contea di Quirra in Marchesato (1603), divennero feudo dei Centelles e, successivamente, dei Catalan.

Il feudo passò poi agli Osorio della Cueva (1798), che ne rimasero in possesso fino al riscatto dei feudi, avvenuto nel 1839.

Non si hanno notizie storiografiche relative allo sviluppo storico dell’abitato di Ales sino alla seconda metà del XV° secolo quando, in tardo periodo giudicale si ha il passaggio del feudo di Quirra dal Re di Aragona alla famiglia dei Carroz in cui Ales viene menzionata come villaggio semi spopolato.

L’evento che contribuisce in maniera determinante allo sviluppo di Ales, quale centro urbano, è la costruzione agli inizi del XVI° secolo (1503) della chiesa Cattedrale, la quale venne consacrata nel 1507.

Della Cattedrale antica, consacrata nel 1507, esistono numerose notizie, tali da rendere possibile una ricostruzione ideale, sia per ciò che concerne l'architettura sia per quanto concerne il suo arredo ricco ed elegante.

Il Fara, geografo sardo, che vide Ales nella seconda metà del Cinquecento, descrive la Cattedrale di San Pietro di ottima struttura architettonica, ma lontana dal centro, situata in un’area pianeggiante con la sola presenza del Palazzo vescovile, priva di altre case.

Tra la prima metà del XVI° e la seconda XVIII° secolo è certo che il tessuto urbano di Ales cresce notevolmente, con un agglomerato di edifici ad E - SE (nell’allegato grafico: cungiau Barbaredda e cuntrada Santu Pedru), con numerosi edifici, occupati dai canonici tutt’attorno alla chiesa Cattedrale (nell’allegato grafico sono indicate con delle linee rosse di influenza) e si avvicina all’attuale Corso Cattedrale con un gruppo di case in prossimità della chiesa di San Sebastiano (nell’allegato grafico: III° nucleo) che viene eretta nel 1656, nel periodo in cui in tutto il territorio regionale si combatteva contro la peste.

Anche la Cattedrale nel corso del XVIII° secolo subisce alcuni interventi: essa fu restaurata all'inizio del 1600, quando sì cominciò la costruzione di una torre campanaria (1618-1623) quella stessa che, crollando, nel 1683 provocò la distruzione quasi totale dell'edificio ed ebbe come conseguenza la costruzione ex novo della cattedrale nelle forme attuali, i cui progetti si devono al genovese D. Spotorno.

Alcune delle fasi costruttive si desumono da espressioni isolate e incomplete contenute nei registri di pagamento dell'archivio capitolare della cattedrale, ma forse anche meglio dall'attenta considerazione dei muri esterni dell'attuale edificio, per il quale fu utilizzato lo stesso spazio occupato dalla cattedrale crollata, così come se ne utilizzarono anche i materiali recuperabili.

Altre tracce delle opere eseguite ai primi dei 1600 si trovano nel campanile con l'orologio, alla cui base un'intera parete si presenta col paramento in pietra accuratamente tagliata, certamente risalente all'epoca della costruzione della torre campanaria (intorno al 1644), quando si pensava anche all'ampliamento della chiesa e alla sua copertura con volta a botte.

Infatti già nel 1681 era stato chiamato ad Ales l'architetto D. Spotorno, che aveva qualche anno prima terminato l'ampliamento della Cattedrale di Cagliari (1673), per incaricarlo della costruzione della torre dell'orologio, già iniziata a quell'epoca e non ancora portata a termine.

Lo Spotorno portò a termine la torre nel 1682, ma appena un anno dopo, essa crollò: cedette molto probabilmente lo spigolo di Nord-Est,.lasciando in piedi una parte dei muri di base allo spigolo opposto che sono ancora in parte visibili all'interno della attuale torre campanaria con l'orologio.

Immediatamente si pensò alla riedificazione e si stese il contratto di appalto con lo stesso D. Spotorno.

Il contratto precisa minutamente una serie di dettagli costruttivi, riferendosi ai disegni presentati dallo Spotorno che dovettero essere seguiti sotto la sua direzione.

Nella prima metà del XVIII° secolo vennero edificati l’Oratorio del SS Rosario e il Monte Granatico

Ma è l’ottocento il secolo che delinea in modo definitivo il paesaggio urbano di Ales come oggi ci appare, attraverso la costruzione di numerosi edifici a corte sul fronte del Corso Cattedrale, costituiti da palazzetti signorili che rappresentano il consolidarsi di tradizioni edilizie urbane ottocentesche, mutuate dalla città di Cagliari e Oristano.

Il fenomeno si svilupperà particolarmente, dopo la seconda metà dell’ottocento, fino ai primi decenni del novecento, con la costruzione di edifici privati e pubblici quali la scuola, la caserma con relativa scuderia, la Pretura, ecc.

 

Innaugurazione delle scuole elementari nell'attuale edificio che ospita la caserma dei VV. FF.

La rete viaria ottocentesca del nucleo storico, caratterizzata da strade prive di selciato, continuerà ad espandersi progressivamente e spontaneamente per continue addizioni fino ad assumere la connotazione attuale.

Un’emergenza architettonica oggetto di restauro attuale è il Seminario Tridentino che il 14 Maggio del 1703 venne inaugurato e trovò alloggio su una abitazione offerta da tale Diego Manias, posizionata dietro l’abside della Cattedrale (attuale ex orfanatrofio vescovile). Nel 1705 vennero annesse all’edificio originario altre case per le rinnovate esigenze dell’istituzione scolastica che nel 1765 con Mons. Giovanni Maria Pilo venne aperta a tutti.

L’edificio originario venne soppiantato e ne venne costruito un altro (l’attuale) a sinistra della Cattedrale, la cui costruzione venne iniziata intorno al 1820 e conclusa nel 1826. Il nucleo originario dell’edificio era a pianta rettangolare, distaccato dalla Cattedrale di circa sette metri, con l’ingresso allineato con il fronte della chiesa e costruito su tre piani fuori terra

L’edificio venne ampliato sia sul lato Est, lungo la Via Monsignor Pilo, che su quello occidentale, sulla Piazza Cattedrale, con nuovi corpi di fabbrica che ne danno l’attuale connotazione.

Nel 1807, i centri di Ales e Zeppara, risultavano far parte della Provincia e Prefettura di Villacidro e a seguito di ulteriori suddivisioni territoriali della Sardegna, nel 1821, vennero inquadrati nella provincia di Oristano, nel mandamento di Ales essendo, questo, il capoluogo del distretto.

Successivamente Ales diventa sede dell’ufficio delle Imposte dirette, del Catasto, della Pretura zonale e della Direzione didattica.

Nel 1924, insieme ad altri comuni della zona, vennero aggregati alla provincia di Busachi e nel 1944 nuovamente in quella di Oristano.

Durante il periodo fascista nel 1927 venne aggregato ad Ales anche il comune di Zeppara, insieme a Pau e Curcuris.

Dal confronto delle planimetrie catastali del 1909 e 1949, si può notare, che lo sviluppo del centro urbano, è pressochè immutato, tranne piccole aggiunte di riempimento o ampliamenti.

Da questa lettura, si può dedurre, che già nel 1909, l’attuale nucleo storico, aveva raggiunto la sua massima estensione.

Questo fenomeno di espansione urbana, spontanea, oltre che nella rete viaria, trova riscontro anche nella costruzione degli edifici, che continuano a seguire regole non scritte, dettate soprattutto dalla tradizione costruttiva locale e dalle possibilità realizzative offerte dai materiali e dalle capacità professionali esistenti in loco.

Le uniche regole esistenti, sono quelle del Regolamento edilizio predisposto dal Commissario Prefettizio N. Tunis e pubblicato nel 1929, in pieno fascismo, che si limitano a dettare generiche disposizioni sulle opere esteriori dei fabbricati (oltre alle prescrizioni procedurali e di sicurezza dei cantieri) nel rispetto della tradizione normativa di stampo ottocentesco, in uso in molti centri urbani italiani, che sostanzialmente si limitavano a dettare prescrizioni di decoro degli edifici, come avveniva con le Commissioni cittadine dell’ornato.

Le altre trasformazioni e gli accrescimenti più significativi dell’espansione urbana, si hanno a partire dagli anni cinquanta.

Particolarmente significativa di questa tendenza, è la demolizione del transetto destro delle chiesa di S. Sebastiano, avvenuta negli anni sessanta.

Questo modo di procedere, risulta essere particolarmente evidente nell’area del mercato della cattedrale, che ha completamente cambiato l’immagine dell’antico sagrato.

Identico discorso va fatto per i sagrati della Chiesa di S. Sebastiano e dell’Oratorio del SS. Rosario, oltre che in alcuni edifici pluriuso, abitazioni e fabbricati a destinazione speciale (es. la caserma dei C.C. fuoriscala e con paramenti murari in stridente contrasto con l’ambiente).

La stessa considerazione va fatta per gli intonaci a "spruzzo" e per i rivestimenti di alcune facciate che hanno modificato i paramenti murari originari.

Dalla proclamazione della Repubblica il paese ha fatto parte della provincia di Cagliari, fino al 1974, quando venne incluso nella nuova provincia di Oristano, divenendo sede del XVII Comprensorio (ora soppresso), della Comunità Montana "Alta Marmilla" e della U.S.S.L. (ora A.S.L.).

In questo processo già in atto, si inseriscono gli interventi pianificatori dello strumento urbanistico generale (P. d. F. del 1971 redatto dall’Ing. F. Mura) che non sortirà effetti significativi sul tessuto urbano del nucleo storico consolidato.

In questo periodo alcuni edifici specialistici che caratterizzavano il nucleo storico sono stati abbattuti (Caserma e Casa del contadino) e non mancano edifici pubblici e privati di nuova costruzione e ristrutturazione, privi di armonia con le costruzioni preesistenti.

Non risultano particolarmente incisive, le prescrizioni del Piano particolareggiato per il centro storico (predisposto dall’Ing. G.P. Gamberini) che si limita ad alcuni generici enunciati tendenti a salvaguardare edifici ed aree di pregio, trascurando quel tessuto edilizio "minore" che costitusce l’elemento più rilevante di ricucitura degli ambiti urbani nei quali sono presenti le preesistenze monumentali.

In quest’ottica, si prescrive la demolizione del fabbricato dell’antica caserma con relativo portale e di altri edifici minori.

Lo stesso Piano non prevede alcuna indicazione di intervento per vie e spazi pubblici, neppure quelli più rilevanti.

Dalle indagini svolte, emerge che il centro storico non è solo quello evidenziato dal presente Piano Particolareggiato, ma risulta essere molto più ampio, in quanto la parte più antica del tessuto urbano e dell’abitato, si trova a monte dell’attuale Corso Umberto e risulta esserne esclusa dalla perimetrazione dello strumento urbanistico vigente e anche da quello in itineree.

 

Le emergenze architettoniche e ambientali sono le seguenti:

Chiesa, cimitero e piazza S.Maria;

Cattedrale, locali accessori, sagrato e aree pertinenziali;

Ex seminario tridentino(sede archivio ecc.);

Oratorio del SS. Rosario e relativo sagrato;

Chiesa di S.Sebastiano e Piazza;

Scuderia antica caserma

Casa natale di Antonio Gramsci

Ex sede municipale, ora sede VV. FF.;

Ex pretura, ora sede del Giudice di pace;

Ex carcere;

Sede della direzione distretto sanitario (ASL)

Casa Todde, Porru, Manias, Melis, Zucca, Coni.

Portali.

Piazza Gramsci.

 

ZEPPARA.

Le prime notizie storiche di questo villaggio risalgono al 1341, quando, la locale parrocchia versava la sua quota di Decime ecclesiastiche alla Chiesa di Roma.

Il nucleo antico si sviluppa lungo l’asse stradale che da Neapolis portava alla città di Uselis a valle della chiesa Parrocchiale, che nella conformazione attuale risulta essere costituita dall’impianto antecedente al secolo XVI che ha subito ampliamenti e trasformazioni nei secoli successivi, fino alla costruzione del campanile, avvenuta nel 1933.

Sul lato sinistro della chiesa vi era l’oratorio del SS: Rosario, utilizzato anche come edificio scolastico, trasformato in tempi recenti da un’incongrua copertura piana in laterocemento e ora demolito.

Nell’area circostante la parrocchia di S. Simeone, come da tradizione nei paesi della Diocesi, era posizionato anche il cimitero; che cominciò ad essere usato nel 1760, nonostante l’esistenza di quello situato intorno alla chiesa di S. Giovanni, nella periferia del paese (nella sua estensione ottocentesca) utilizzato prima ancora del XVII secolo, evidentemente quasi privo di spazi all’inizio del XVIII secolo.

Ai margini dell’abitato, già nel secolo XVII, vi era anche la chiesetta di S. Michele Arcangelo che subì alcuni interventi nella prima metà del XVIII secolo.

L’edificio venne abbandonato dopo la metà del XVIII secolo.

Nel periodo fascista (1928/1929) venne edificata la nuova casa parrocchiale sull’area di sedime di quella preesistente, localizzata lungo la strada Zeppara-Ales.

Il centro abitato si sviluppò attorno alla Chiesa Parrocchiale di San Simeone e si espanse lungo il tracciato verso la città di Uselis.

Le emergenze architettoniche e ambientali sono le seguenti :

Chiesa parrocchiale, sagrato e aree pertinenziali;

Casa parrocchiale e pertinenze;

Complesso edilizio ex-Diana;

Portali;

Prospetti.

 

LE CIVILI ABITAZIONI

Le case non avevano, se non in casi eccezionali, due piani fuori terra, ma in genere erano caratterizzate da un piano terra in cui avevano spazio sia la zona giorno che le camere da letto, mentre il piano superiore non raggiungeva un’altezza massima di colmo di 2,00 metri e veniva utilizzato, vista l’estrazione socio-economica della popolazione, per deposito di granaglie.

Planimetricamente le abitazioni si svilupparono in linea, secondo una tradizione alto medioevale, con un cortile anteriore ed uno posteriore; sono rare sino alla fine del XVIII° secolo le abitazioni costruite a corte realizzate principalmente in prossimità del Corso Cattedrale.

I muri perimetrali delle abitazioni venivano realizzate con conci di pietra di varie dimensioni a seconda del materiale che poteva essere reperito nel punto incui doveva essere edificato il corpo di fabbrica o nelle immediate vicinanze, anche se non è scluso che, in alcuni casi eccezionali, il materiale lapideo venisse cavato in alcune zone periferiche e quindi trasportato all’uopo.

I conci di pietra, appena sbozzati, venivano uniti con miscela di terra e paglia e con gli stessi materiali venivano realizzati i rivestimenti delle pareti, gli intonaci e le partiture interne delle abitazioni, mediante la realizzazione di mattoni crudi aventi generalmente dimensioni 20x10x40cm.

Gli elementi di collegamento verticale erano realizzati solitamente in legno come pure gli orizzontamenti.

La copertura sorretta da travi in legno era costituita prevalentemente da incannucciato con soprastante battutto in terra e paglia e soprastante manto di tegole in coppo.

L’elemento caratteristico dell’abitazione era sicuramenrte il loggiato antistante l’abitazione, fulcro, durante la stagione mite, di molteplici attività domestiche.