GENEALOGIE  DEL  COMUNE di

ALES

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La Genealogie  della Comunità di Ales

dal 1600 al 1930

  

Introduzione

 La Genealogia, per definirla con le parole di uno dei massimi studiosi italiani, è la disciplina che tratta storicamente dei vincoli familiari.

E’ la scienza che indaga e tende a  stabilire la derivazione, la discendenza, la ramificazione e l’estinzione delle famiglie e delle stirpi.

Anche la genealogia, al pari delle altre discipline, presenta delle limitazioni in quanto, i dati raccolti sono spesso lacunosi, il termine tratta non indica affatto completezza, ma solo l’ambito nel quale la disciplina stessa agisce: nulla è mai perfetto, ma tutto deve tendere alla perfezione.

Essa è certamente una disciplina minore rispetto ad altre, ma uguale se non di maggior spessore di tante altre, da collocare indubbiamente tra le discipline storiche, quali l’Araldica e la Biografia, anche se, negli ultimi tempi, è uscita dall’ambito strettamente storico per rivelarsi di validissimo sostegno anche a discipline scientifiche, quali la Demografia e la Genetica.

Argomento della genealogia sono le famiglie, delle quali tratta i dati anagrafici di tutti i membri, ricostruendone, per quanto possibile, l’albero genealogico. Il termine “Genealogia” deriva dalla composizione delle parole greche “genea” (discendenza) e “logos” (trattazione).

 

La ricerca

 

L’idea di ricostruire l’intera genealogia della comunità di Ales, nata tanti anni fa, scaturisce da una forte esigenza interiore del ricercatore che lo ha condotto a ricostruire l’identità di tutti i personaggi determinanti della vicenda storica di questo Paese, riportandone alla ribalta tutti gli attori di una plurisecolare rappresentazione nel teatro della loro esistenza che l’oblio rischiava di cancellare.

Un’esigenza di conoscere le proprie radici ha indotto lo studioso a ricostruire il percorso demografico delle famiglie aleresi, per meglio analizzarne e comprenderne non solo il passato, ma soprattutto il presente e il futuro. Ma che cosa ha determinato e spinto il ricercatore a realizzare un lavoro di questa portata?

 

L’amore!

L’Amore per il proprio paese e verso la sua gente!

La voglia di affermare la propria appartenenza, la voglia e la necessità di custodirne l’identità. Non solo l’identità soggettiva, ma un’identità più ampia che diventa famiglia e villaggio. Il gusto dell’appartenenza, la forza delle radici, la sensazione molecolare di essere piuttosto che apparire.

Il lavoro di ricerca ha avuto inizio cinque anni fa e si è articolato in quattro fasi.

 

1^ fase esplorativa

Dopo una prima fase che si può definire esplorativa, basata soprattutto sulla memoria orale, si è passati alla fase operativa vera e propria che definiamo ecclesiastica, agevolata dall’apertura al pubblico dell’Archivio Storico Diocesano di Ales.

 

2^  fase ecclesiastica

La lungimiranza e la sensibilità culturale del Vescovo di Ales Monsignor Antonino Orrù, hanno consentito la consultazione di una mole preziosissima di documenti, tra cui i vecchi registri Parrocchiali: “I Quinque Libri” che si sono dimostrati veri e propri tesori di notizie fondamentali per la ricerca, seppur con lacune dovute, in parte, all’usura del tempo.

Questi antichi registri, la cui origine risale alla seconda metà del Cinquecento allorché il Concilio di Trento ne dispose la compilazione sistematica in tutte le parrocchie per controllare l’adesione dei fedeli alle pratiche sacramentali, contengono i dati che hanno consentito la ricostruzione genealogica, e non solo, dell’intera comunità alerese.

I dati riportati nei Quinque Libri, riferiti alle registrazioni di Battesimi, Cresime, Matrimoni, Defunti e Scomunicati sono stati arricchiti e integrati da quelli, non meno importanti, rilevati dallo spoglio del Registro delle Anime e da quello dei Libri di Amministrazione.

L’analisi e la raccolta dei dati contenuti nei registri dell’Archivio diocesano, sono state poi completate dalla consultazione di quelli custoditi nella Parrocchia, grazie alla disponibilità e alla grande sensibilità dimostrate dal Parroco della Cattedrale Mons. Francesco Murgia.

 

3^ fase civile

Dopo quella ecclesiastica, si è passati ad una terza fase che definiremo civile, articolatasi attraverso la consultazione dei preziosissimi dati custoditi nell’Archivio Comunale di Ales. Oltre che dai registri d’Anagrafe, presenti a partire dal 1866, si è avuto modo di reperire altre importantissime notizie anche dalle varie altre sezioni d’Archivio: Delibere di Consiglio, Archivio di Leva, Liste elettorali, ecc. Dati fondamentali, poi, sono stati reperiti esaminando i documenti custoditi presso gli Archivi di Stato di Cagliari e Oristano.

 

4^ fase orale

Una quarta e ultima fase, non meno importante, è quella orale che ha visto come protagonisti i vecchi del paese, i quali con la loro memoria e con i documenti in loro possesso, hanno permesso la realizzazione e conclusione della ricerca. Sentiamo, percò, il dovere di citare, in modo particolare: Antonio Coni, Tomasa Coni, Giovanna Cadoni , Remigio Porcu, Giulio Pala, Ipazia Olla, Verina Olla, Lalla Olla, Giovanna Ladoni.

 

La demografia, quella storica in particolare, si può dire sia nata con lo spoglio dei registri parrocchiali.

Lo studio e l’analisi dei dati, in essi contenuti, ha permesso di verificare le ricadute e le conseguenze dei grandi processi generali, pensiamo ai fenomeni migratori e allo spopolamento, solo per stare su dei temi drammaticamente attuali. I fenomeni generali possono, pertanto, essere compresi e spiegati attraverso la conoscenza dei processi locali.

Si può affermare, senza problema, che quello che succedeva nella comunità di Ales, nei secoli passati, accadeva per esempio anche in Francia e in Germania.

Lo studio della genealogia dell’intera comunità ha permesso al ricercatore di osservare lo strato sommerso, l’impalcatura, le fondamenta sulle quali poggia le basi  la comunità alerese del XX secolo. Attraverso questo studio è emerso prepotentemente lo spaccato di una comunità che potrebbe definirsi permeabile, con un tessuto umano completamente differente da quello dei paesi vicini che sono stati oggetto del medesimo studio. Ma da cosa origina questa sostanziale diversità?

Senza addentrarci in profonde analisi sociologiche e antropologiche, possiamo affermare che essa è dovuta al fatto che ad Ales, dal 1600 fino al 1930, si registra la presenza di ben 276 famiglie, molte delle quali presenti con più ceppi; solo una piccolissima parte di queste è presente nell’intero periodo oggetto di studio (Atzei, Manias, Melis e Serra).

Le cause che hanno determinato questo ininterrotto flusso demografico, sono certamente molteplici e potranno essere oggetto di studio approfondito da parte della Network analisi, la tecnica che permette l’analisi dei reticoli sociali. Lo studio, cioè, che permette di comprendere le cause che determinano le relazioni tra gli individui. A nostro avviso, i principali reticoli sociali che hanno determinato la genealogia alerese sono tre: la chiesa, la presenza delle famiglie nobiliari e la presenza degli apparati statali.

Fin dal XIV secolo Ales è stata sede vescovile e ha visto la nascita e lo sviluppo di una potentissima gerarchia ecclesiastica (Ibba, Guirisy, Spada) che con il suo immenso apparato ha rappresentato sicuramente il più importante volano per l’economia locale e zonale; un’economia che non era basata solo su quella tipicamente agro-pastorale, ma che vedeva la nascita e l’affermazione di un’importantissima categoria di artigiani (Coni, Manias, Atzori, Frau, Deidda, Pala, Palmas, Zucca, ecc.) che già dai primi anni del 1700 era organizzata in una efficientissima associazione.

A partire dalla prima metà del 1700, con l’avvento del Seminario Tridentino e con l’istituzione della scuola, si registra l’arrivo di numerosi precettori e studenti (tra questi anche il filosofo Giovanni Battista Tuveri).

Non trascurabile è stata, inoltre, la presenza di numerosi impiegati (Puligheddu), notai (Incani, Floris, Biola, Figus, Soru), medici e flebotomi (Boy, Espiga, Murru, De Rosa, Tedesqui, ecc.), farmacisti (Marassi, Congiu, Mereu, Todde). 

Un secondo elemento fondante per lo sviluppo socio-economico e demografico della comunità di Ales è senz’altro la presenza, a partire dalla prima metà del 1700, delle famiglie nobiliari (Salis, Diana, Coni, Spada).

Un terzo ed ultimo reticolo sociale origina con l’Unità d’Italia, con la creazione, già avviata negli anni precedenti, di tutti quelli apparati che, con i vari uffici e distretti periferici, avranno il compito di rappresentare lo Stato italiano sul territorio.

Ales, già sede della Caserma dei Reali Carabinieri dal 1847, ospiterà il Catasto, l’Ufficio del Registro, l’Ufficio delle Imposte, le Poste, la Pretura, ecc.

Ai Falzoi si aggiungeranno ben presto, i Marassi, i Fisichella, i Tunis, i Gramsci, i Chiappelli, i Licheri, ecc. Con l’avvento degli uffici statali si assiste ad una trasformazione radicale dell’economia di Ales, che diverrà un’economia basata sul terziario. Fioriscono le attività commerciali (Perria, Trudu, Falzoi, Matzeu, Zucca, Olla, Pala, Barbato, ecc.); nasce il Circolo di Lettura voluto dall’impiegato postale Attilio Setzu di Samassi.

Nella prima metà del secolo scorso, con l’avvento della ferrovia, arriveranno i Tiddia, i Mascia, i Sotgiu ecc.

La ricerca che ha portato alla realizzazione di tutta la genealogia alerese, ha avuto inizio con i dati a disposizione a partire dai primi anni del 1600 per concludersi nel 1930; la legge sulla privacy obbliga il ricercatore all’omissione dei dati riguardanti tutte le famiglie presenti a partire da quella data. Per paura di dimenticare qualcuna di quelle famiglie, si è ritenuto opportuno non citarne il nome.

Ma esiste ancora la comunità? Ha ancora senso parlare di comunità?

Alcuni studiosi affermano che la comunità non esiste, è mitologia, è un’invenzione, è il paradigma della nostalgia, la nostalgia del buon tempo antico e cioè un sentimento, un’emozione che non corrisponde assolutamente a una struttura sociale ancora esistente, ammettendo che mai sia esistita. Perciò la comunità, per definizione, è una struttura che è chiusa e non esistono né in Sardegna e nel mondo strutture che non abbiano contatti con l’esterno. Non esistono, non possono più definirsi comunità. Esiste, pertanto, una contraddizione tra il concetto di comunità e quello di modernizzazione? A nostro avviso è importante riflettere su queste considerazioni. Qualcuno ha affermato :”lo Stato oggi è troppo piccolo per poter governare, è troppo grande per poter intervenire sul territorio” perciò, se guardiamo la legislazione italiana degli ultimi anni, ci rendiamo conto che c’è stato un progressivo passaggio di competenze, di funzioni, di mansioni verso la dimensione locale, caricandola di tutta una serie di norme e disposizioni difficili da gestire: il governo del territorio. A nostro avviso, bisogna perciò prepararsi, studiare il territorio, le sue peculiarità e caratteristiche morfologiche, geografiche, climatiche (pensiamo ai parchi), ma anche studiare la comunità, la sua origine, l’evoluzione e la sua storia perché essa diventa fondamentale per il buon esito dei progetti futuri.

 

  

Conclusioni

 

In conclusione, ci sia consentita una riflessione sulle regole morali che hanno accompagnato la ricerca: l’umiltà e l’onestà.

L’umiltà perché in tutte le famiglie, oltre ai probi uomini, o a quelli più o meno illustri o importanti, si trova anche qualche pecora nera che ci obbliga a non sentirci perfetti.

L’onestà verso noi stessi e gli altri e in modo particolare verso i nostri defunti perché amandoli si amerà la genealogia e viceversa e si eviterà la falsità.